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  • Una mortifera carestia in un tempo di abbondanza
    La Torre di Guardia 1987 | 1° maggio
    • 7. Quale dramma svoltosi nell’antichità ci è stato amorevolmente provveduto per incoraggiarci?

      7 Poiché la sopravvivenza dipende completamente dal conoscere le esigenze di Dio e dall’agire in base ad esse con fede, dovremmo essere lieti di esaminare la Parola di Dio per cercare di sapere cosa egli vuole da noi e di discernere il suo modo di agire nei nostri confronti. (Giovanni 17:3) A questo fine, prenderemo ora in esame un dramma biblico che presenta delle analogie con quanto sta accadendo oggi. Il personaggio principale di questo dramma è il patriarca Giuseppe. Esattamente come prese saggi provvedimenti per il Suo popolo tramite Giuseppe, così oggi Geova guida amorevolmente coloro che Lo cercano. — Confronta Romani 15:4; 1 Corinti 10:11, NW nota (*); Galati 4:24.

      Giuseppe, colui che conserva in vita

      8, 9. (a) In tempi futuri, quali personaggi avrebbero prefigurato Giuseppe, Giacobbe e Faraone? (b) In che modo noi stessi possiamo essere direttamente interessati all’adempimento di questo dramma?

      8 Il figlio di Giacobbe, Giuseppe, colui che conservò in vita, ebbe un ruolo davvero straordinario. Questo rappresentava qualcosa per il futuro? Ebbene, pensate a come Giuseppe sopportò l’immeritato trattamento che gli riservarono i suoi fratelli, a come affrontò prove e difficoltà in un paese straniero, alla sua incrollabile fede, al fatto che mantenne l’integrità e a come fu elevato alla posizione di saggio amministratore durante una catastrofica carestia. (Genesi 39:1-3, 7-9; 41:38-41) Non troviamo forse un parallelo nella vita di Gesù?

      9 Sopportando le avversità, Gesù divenne il Pane della vita in un mondo che languisce per quanto riguarda l’“udire le parole di Geova”. (Amos 8:11; Ebrei 5:8, 9; Giovanni 6:35) Sia Giacobbe che Faraone, nella relazione che ognuno di loro aveva con Giuseppe, ci fanno pensare a Geova e a ciò che egli compie tramite il Figlio suo. (Giovanni 3:17, 34; 20:17; Romani 8:15, 16; Luca 4:18) C’erano anche altri personaggi che presero parte allo svolgimento di questo dramma veramente accaduto, e sarà interessante prenderne in considerazione il ruolo. Ci farà senz’altro ricordare quanto dipendiamo dal più grande Giuseppe, Cristo Gesù. Come siamo grati che egli ci preservi dalla mortifera carestia di questi “ultimi giorni” che peggiorano sempre più! — 2 Timoteo 3:1, 13.

      Lo svolgimento del dramma

      10. (a) Come Giuseppe venne preparato in vista del ruolo di responsabilità che avrebbe dovuto assolvere? (b) Quali qualità mostrò da giovane?

      10 Al tempo di Giuseppe nessun uomo avrebbe potuto sapere in anticipo cosa Geova aveva in serbo per il Suo popolo. Ma quando invitò Giuseppe ad assolvere il suo ruolo di vitale importanza, Geova lo aveva già addestrato e ne aveva già perfezionato le qualità. Parlando della sua giovinezza, il racconto dice: “Giuseppe, quando aveva diciassette anni, badava alle pecore con i suoi fratelli fra il gregge, e, non essendo che un ragazzo, era con i figli di Bila e con i figli di Zilpa, le mogli di suo padre. Giuseppe portò dunque al loro padre una cattiva notizia sul loro conto”. (Genesi 37:2) Si mostrò leale agli interessi di suo padre, proprio come Gesù fu irremovibilmente leale nel badare al gregge del Padre suo in mezzo a una “generazione infedele e storta”. — Matteo 17:17, 22, 23.

      11. (a) Perché i fratellastri di Giuseppe finirono con l’odiarlo? (b) In quale situazione analoga si trovò Gesù?

      11 Israele, suo padre, finì con l’amare lui più di tutti i suoi fratelli e gli mostrò il suo favore facendogli fare una lunga veste a righe simile a una camicia. Per questo motivo i fratellastri di Giuseppe “lo odiavano e non gli potevano parlare in maniera pacifica”. Trovarono ulteriori motivi per odiarlo allorché lui ebbe due sogni che, secondo la loro interpretazione, volevano dire che lui avrebbe dominato su di loro. In modo simile, i capi degli ebrei finirono con l’odiare Gesù per via della sua lealtà, del suo persuasivo modo di insegnare e dell’evidente benedizione concessagli da Geova. — Genesi 37:3-11; Giovanni 7:46; 8:40.

      12. (a) Perché Giacobbe si preoccupava di come stessero i suoi figli? (b) Che analogia riscontriamo tra il comportamento di Giuseppe e quello di Gesù?

      12 In un’occasione i fratelli di Giuseppe stavano badando alle pecore nei pressi di Sichem. Il padre di Giuseppe era giustamente preoccupato perché era stato proprio lì che Sichem aveva contaminato Dina, così che poi Simeone e Levi, insieme ai loro fratelli, avevano ucciso gli uomini di quella città. Giacobbe chiese a Giuseppe di andare a vedere come stavano per tornare poi a riferirglielo. Nonostante la loro animosità nei suoi confronti, Giuseppe andò immediatamente a cercare i suoi fratelli. Allo stesso modo, Gesù fu lieto di accettare l’incarico affidatogli da Geova qui sulla terra, anche se questo avrebbe significato soffrire moltissimo durante il periodo in cui lui fu perfezionato quale principale Agente della salvezza. Che ottimo modello Gesù ha lasciato a tutti noi con la sua perseveranza! — Genesi 34:25-27; 37:12-17; Ebrei 2:10; 12:1, 2.

      13. (a) In che modo i fratellastri di Giuseppe diedero sfogo al loro odio? (b) Il dolore di Giacobbe può essere paragonato a quello di chi?

      13 I dieci fratellastri scorsero Giuseppe da lontano. Subito si accesero d’ira contro di lui e prepararono un piano per sbarazzarsene. In un primo momento pensarono di ucciderlo, ma Ruben, preoccupato per la sua responsabilità quale primogenito, li convinse a gettare Giuseppe in una cisterna vuota, riproponendosi di tornare più tardi a liberarlo. Nel frattempo, però, Giuda persuase i suoi fratelli a venderlo come schiavo a una carovana ismaelita di passaggio. I fratelli presero poi la lunga veste di Giuseppe, la intinsero nel sangue di un capro e la mandarono al padre loro. Dopo averla esaminata, Giacobbe esclamò: “È la lunga veste di mio figlio! Una feroce bestia selvaggia deve averlo divorato! Giuseppe è stato sicuramente sbranato!” Geova deve aver provato un dolore analogo per le sofferenze patite da Gesù nell’assolvere il suo incarico sulla terra. — Genesi 37:18-35; 1 Giovanni 4:9, 10.

      Giuseppe in Egitto

      14. Come ci può essere utile oggi quell’antico dramma?

      14 Non dobbiamo pensare che l’adempimento degli avvenimenti riguardanti Giuseppe abbia avuto luogo nella stessa identica successione cronologica. Piuttosto, da quell’antico dramma ricaviamo una serie di modelli che servono a istruire e incoraggiare noi oggi. L’apostolo Paolo afferma: “Tutte le cose che furono scritte anteriormente furono scritte per nostra istruzione, affinché per mezzo della nostra perseveranza e per mezzo del conforto delle Scritture avessimo speranza. Ora l’Iddio che dà perseveranza e conforto vi conceda di avere fra voi la medesima attitudine mentale che ebbe Cristo Gesù, affinché di comune accordo glorifichiate con una sola bocca l’Iddio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo”. — Romani 15:4-6.

      15. Perché Giuseppe e la casa di Potifar prosperavano?

      15 Giuseppe fu portato in Egitto e lì venne venduto a un egiziano di nome Potifar, capo della guardia del corpo di Faraone. Geova mostrò d’essere con Giuseppe, il quale continuava a vivere in armonia con gli ottimi princìpi instillatigli dal padre, sebbene fosse distante da casa. Giuseppe non abbandonò l’adorazione di Geova. Col tempo il suo padrone, Potifar, si rese conto delle eccezionali qualità di Giuseppe e gli affidò la sorveglianza di tutta la sua casa. Geova continuò a benedire la casa di Potifar a motivo di Giuseppe. — Genesi 37:36; 39:1-6.

      16, 17. (a) Come si comportò Giuseppe quando la sua integrità fu ulteriormente messa alla prova? (b) Chi era a guidare le cose, come mostra quello che successe a Giuseppe in prigione?

      16 Fu lì che la moglie di Potifar cercò di sedurre Giuseppe. Lui continuò a respingerla. Un giorno lei gli afferrò la veste, ma lui fuggì, lasciandole la veste in mano. Davanti a Potifar la donna accusò Giuseppe di averle fatto proposte immorali e Potifar lo fece gettare in prigione. Per un certo tempo fu messo in ceppi di ferro. Ma, nonostante tutte le difficoltà del periodo che trascorse in prigione, Giuseppe continuò a dimostrarsi un uomo di integrità. Perciò il custode della prigione gli affidò la sorveglianza di tutti i prigionieri. — Genesi 39:7-23; Salmo 105:17, 18.

      17 Col passar del tempo il capo dei coppieri e il capo dei panettieri di Faraone lo scontentarono e furono messi in prigione. Giuseppe ebbe l’incarico di servirli. Di nuovo Geova guidò le cose. I due funzionari di corte ebbero sogni che li lasciarono perplessi. Dopo aver sottolineato il fatto che “le interpretazioni . . . appartengono a Dio”, Giuseppe spiegò loro il significato dei sogni. E, proprio come aveva indicato Giuseppe, tre giorni più tardi (in occasione del compleanno di Faraone) il coppiere fu riabilitato, mentre il capo dei panettieri fu appeso. — Genesi 40:1-22.

      18. (a) In quali circostanze Giuseppe fu ricordato? (b) Riassumete i sogni di Faraone.

      18 Sebbene Giuseppe avesse implorato il coppiere di parlare in suo favore a Faraone, passarono due anni prima che quell’uomo si ricordasse di lui. E anche allora, se ne ricordò solo perché Faraone nella stessa notte per ben due volte ebbe sogni che lo sconcertarono. Allorché nessuno dei sacerdoti del re che praticavano la magia ne poté svelare il significato, il coppiere disse a Faraone che li avrebbe potuti interpretare Giuseppe. Faraone mandò quindi a chiamare Giuseppe, il quale con umiltà indicò chi era la Fonte delle vere interpretazioni, dicendo: “Dio annuncerà benessere a Faraone”. Il governante egiziano raccontò poi a Giuseppe i sogni con queste parole:

      “Ecco, stavo sulla sponda del fiume Nilo. Ed ecco, dal fiume Nilo salivano sette vacche grasse di carne e belle di forma, e pascevano fra l’erba del Nilo. Ed ecco, dopo di esse salivano sette altre vacche, misere e molto brutte di forma e magre di carne. Per bruttezza non ne ho viste di simili in tutto il paese d’Egitto. E le vacche scarne e brutte divoravano le prime sette vacche grasse. Queste entrarono dunque nel loro ventre, eppure non si poteva notare che erano entrate nel loro ventre, poiché il loro aspetto era brutto proprio come all’inizio. . . .

      “Dopo ciò vidi nel mio sogno, ed ecco, c’erano sette spighe che salivano su un solo stelo, piene e buone. Ed ecco, c’erano sette spighe raggrinzite, sottili, bruciate dal vento orientale, che crescevano dopo di esse. E le spighe sottili inghiottivano le sette spighe buone. L’ho dunque detto ai sacerdoti che praticano la magia, ma non c’è stato nessuno che me lo dichiarasse”. — Genesi 40:23–41:24.

      19. (a) In che modo Giuseppe mostrò umiltà? (b) Quale messaggio fu trasmesso mediante l’interpretazione dei sogni?

      19 Che strani sogni! Chi avrebbe mai potuto spiegarli? Li spiegò Giuseppe, ma non per glorificare se stesso. Egli disse: “Il sogno di Faraone non è che uno solo. . . . Il vero Dio ha fatto vedere a Faraone ciò che sta per fare”. Poi Giuseppe proseguì rivelando il poderoso messaggio profetico contenuto in quei sogni:

      “Ecco, vengono sette anni di grande abbondanza in tutto il paese d’Egitto. Ma dopo di essi sorgeranno certamente sette anni di carestia, e tutta l’abbondanza del paese d’Egitto sarà certamente dimenticata e la carestia semplicemente consumerà il paese. . . . E il fatto che il sogno è stato ripetuto a Faraone due volte significa che la cosa è fermamente stabilita da parte del vero Dio, e il vero Dio si affretterà a farla”. — Genesi 41:25-32.

      20, 21. (a) Come reagì Faraone all’avvertimento? (b) A questo punto, che paragone si può fare tra Giuseppe e Gesù?

      20 Cosa poteva fare Faraone in vista dell’incombente carestia? Giuseppe suggerì a Faraone di prendere provvedimenti ponendo sul paese un uomo discreto e saggio che immagazzinasse l’eccedenza dei raccolti ottenuti durante gli anni buoni. A questo punto Faraone si era reso conto delle straordinarie qualità di Giuseppe. Togliendosi l’anello con sigillo e mettendolo alla mano di Giuseppe, Faraone lo pose a capo di tutto il paese d’Egitto. — Genesi 41:33-46.

      21 Al tempo in cui si trovava di fronte a Faraone, Giuseppe aveva 30 anni, la stessa età che aveva Gesù allorché fu battezzato e cominciò il suo vivificante ministero. L’articolo seguente mostrerà come Giuseppe fu impiegato da Geova per prefigurare il Suo “principale Agente e Salvatore” in un tempo di carestia spirituale con particolare riferimento ai nostri giorni. — Atti 3:15; 5:31.

  • Conservàti in vita in un tempo di carestia
    La Torre di Guardia 1987 | 1° maggio
    • Conservàti in vita in un tempo di carestia

      1. Quale saggia linea d’azione seguì Giuseppe durante gli anni di abbondanza, e con quali risultati?

      SUBITO dopo essere stato nominato amministratore annonario, Giuseppe compì il giro del paese d’Egitto. Fece in modo che tutto fosse organizzato prima che iniziassero gli anni di abbondanza. A quel punto il paese si mise a produrre tantissimo! Giuseppe continuò a radunare i viveri prodotti dai campi intorno a ciascuna città immagazzinandoli nella città stessa. Continuò “ad ammassare il grano in grandissima quantità, come la sabbia del mare, finché in ultimo smisero di contarlo, perché era senza numero”. — Genesi 41:46-49.

      2. Per avere di che mangiare, quale sacrificio personale doveva compiere il popolo?

      2 I sette anni di abbondanza ebbero termine e iniziò la carestia, come Geova aveva predetto; la carestia colpì non solo l’Egitto, ma “tutta la superficie della terra”. Quando in Egitto il popolo affamato cominciò a invocare Faraone per avere pane, questi disse: “Andate da Giuseppe. Qualunque cosa vi dica, dovete farla”. Giuseppe vendette grano agli egiziani finché essi non finirono il denaro. Successivamente come pagamento accettò il loro bestiame. Da ultimo, il popolo andò da Giuseppe, dicendo: “Acquista noi e la nostra terra per del pane, e noi insieme alla nostra terra diverremo schiavi di Faraone”. Giuseppe in tal modo acquistò dagli egiziani tutta la terra per conto di Faraone. — Genesi 41:53-57; 47:13-20.

      Come viene provveduto il cibo spirituale

      3. Come predisse Gesù, quale strumento sarebbe stato usato per provvedere cibo a suo tempo?

      3 Proprio come il grano distribuito da Giuseppe significò vita per gli egiziani, così il vero cibo spirituale è indispensabile per nutrire i cristiani che diventano schiavi di Geova dedicandosi a Lui tramite il più grande Giuseppe, Gesù Cristo. Nel corso del suo ministero terreno Gesù predisse che i suoi unti seguaci avrebbero avuto la responsabilità di dispensare questi provvedimenti. Fece questa domanda: “Chi è realmente lo schiavo fedele e discreto che il suo signore ha costituito sopra i propri domestici per dar loro il cibo a suo tempo? Felice quello schiavo se il suo signore, arrivando, lo troverà a fare così!” — Matteo 24:45, 46.

      4. In che modo i provvedimenti presi dall’odierna classe dello “schiavo” corrispondono a quanto fu predisposto al tempo di Giuseppe?

      4 Oggi il fedele rimanente di questa classe dello ‘schiavo discreto’ fa tutto ciò che è scritturalmente possibile perché i dedicati testimoni di Geova, come pure le persone del mondo che mostrano interesse, ricevano vivificante cibo spirituale. Questo incarico viene considerato un sacro dovere ed è compiuto come sacro servizio reso a Geova. Lo “schiavo” ha inoltre organizzato congregazioni e ha loro fornito una tale quantità di pubblicazioni bibliche che esse hanno molto “seme” del Regno da diffondere in pubblico nei campi loro affidati. Questo corrisponde a quanto accadeva ai giorni di Giuseppe, allorché egli raccolse il popolo nelle città e fornì ad esso grano sia da mangiare che da seminare in vista di un raccolto futuro. — Genesi 47:21-25; Marco 4:14, 20; Matteo 28:19, 20.

      5. (a) In tempi di crisi quale particolare attenzione presta lo “schiavo” ai bisogni della casa di Dio? (b) In che modo i ‘sovrabbondanti’ provvedimenti spirituali forniti durante il 1986 sono simili ai viveri dati al tempo di Giuseppe?

      5 Persino quando l’opera di predicazione pubblica è proscritta e i testimoni di Geova sono perseguitati, lo “schiavo fedele” considera proprio sacro dovere provvedere tale cibo spirituale. (Atti 5:29, 41, 42; 14:19-22) In caso di disastri naturali — come uragani, inondazioni, e terremoti — lo “schiavo” fa in modo che siano soddisfatti sia i bisogni fisici che quelli spirituali della casa di Dio. Anche coloro che si sono trovati in campi di concentramento hanno ricevuto regolarmente informazioni stampate. I confini nazionali non possono impedire al cibo spirituale di giungere fino a coloro che ne hanno bisogno. Per continuare a provvederne occorre coraggio, fede in Geova e spesso notevole ingegnosità. In tutto il mondo, durante il solo 1986, lo “schiavo” ha prodotto una sovrabbondanza di 43.958.303 Bibbie e libri rilegati, nonché 550.216.455 riviste: veramente una “grandissima quantità, come la sabbia del mare”.

      Vendetta, punizione o misericordia?

      6, 7. (a) Come mai, in seguito alla carestia, i dieci fratellastri di Giuseppe andarono a prostrarsi dinanzi a lui? (b) Sotto quali aspetti questa era una prova per lo stesso Giuseppe?

      6 Alla fine la carestia raggiunse il paese di Canaan. Giacobbe inviò i dieci fratellastri di Giuseppe a comprare grano. Ma non mandò Beniamino, l’unico fratello germano di Giuseppe, perché temeva, come disse lui, che ‘gli capitasse un incidente mortale’. Dato che era Giuseppe a fare la vendita, i suoi fratelli andarono da lui e gli si prostrarono dinanzi. Essi non riconobbero il loro fratello, ma Giuseppe riconobbe loro. — Genesi 42:1-7.

      7 Giuseppe a questo punto ricordò i suoi precedenti sogni sul loro conto. Ma cosa doveva fare? Avrebbe dovuto vendicarsi? Ora che avevano tanto bisogno, doveva perdonarli per come lo avevano trattato? E che dire dello straziante dolore provato dal padre? Bisognava dimenticarsene? Cosa ne pensavano ora i suoi fratelli del grande errore che avevano commesso? Anche per Giuseppe questa era una prova. Le sue azioni avrebbero rispecchiato l’atteggiamento mostrato in seguito dal più grande Giuseppe, Gesù Cristo? Di questi 1 Pietro 2:22, 23 dice: “Egli non commise peccato, né fu trovato inganno nella sua bocca. Quando era oltraggiato, non rese oltraggio. Quando soffriva, non minacciò, ma continuò ad affidarsi a colui che giudica giustamente”.

      8. Da cosa si faceva guidare Giuseppe, e questo che cosa illustra per quanto riguarda Gesù e i Suoi discepoli?

      8 Dato che poteva vedere la mano di Geova nell’evolversi degli avvenimenti, Giuseppe stava attento ad osservare le leggi e i princìpi di Dio. Allo stesso modo, Gesù fu sempre desideroso di ‘fare la volontà del Padre suo’, mentre dispensava vita eterna a ‘chiunque esercitava fede in lui’. (Giovanni 6:37-40) In qualità di “ambasciatori in sostituzione di Cristo”, anche i suoi unti discepoli assolvono il loro sacro dovere ‘continuando a dire al popolo tutte le parole di questa vita’. — 2 Corinti 5:20; Atti 5:20.

      9, 10. (a) Che comportamento tenne a questo punto Giuseppe, e perché? (b) In che modo Giuseppe mostrò una compassione simile a quella che avrebbe mostrato Gesù?

      9 Ai suoi fratelli Giuseppe non disse subito chi era. Anzi, si rivolse loro con un tono aspro tramite un interprete, dicendo: “Voi siete spie!” Poiché avevano parlato di un loro fratello più piccolo, Giuseppe pretese che essi dimostrassero la loro buona fede portandolo in Egitto. Fra di loro Giuseppe li udì dire, con un tono pentito, che questo volgere degli eventi doveva essere una punizione per aver venduto schiavo lui, Giuseppe. Allontanatosi da loro, Giuseppe pianse. Ad ogni modo, tenne Simeone in ostaggio, finché non tornarono con Beniamino. — Genesi 42:9-24.

      10 Giuseppe non si stava vendicando per il male ricevuto. Voleva verificare se il loro pentimento era sincero, se scaturiva dal profondo del cuore, in modo da poter mostrare loro misericordia. (Malachia 3:7; Giacomo 4:8) Manifestando una compassione simile a quella che avrebbe poi mostrato Gesù, Giuseppe non solo riempì i loro sacchi di grano, ma anche restituì loro il denaro, mettendolo nella bocca del sacco di ciascuno. Inoltre diede loro provviste per il viaggio. — Genesi 42:25-35; confronta Matteo 11:28-30.

      11. (a) A suo tempo, cosa fu costretto a fare Giacobbe, e perché infine accettò? (b) Come anche Romani 8:32 e 1 Giovanni 4:10 ci assicurano che Dio ci ama?

      11 Col tempo essi terminarono i viveri acquistati in Egitto. Giacobbe chiese ai nove figli di tornare a comprarne degli altri. In precedenza, riguardo a Beniamino aveva implorato: “Mio figlio non scenderà con voi, perché suo fratello è morto ed egli è rimasto solo. Se gli capitasse un incidente mortale lungo la via per la quale andreste, certamente fareste scendere con mestizia i miei capelli grigi nello Sceol”. Ma, dopo una lunga opera di persuasione e dopo che Giuda si fece personalmente garante dell’incolumità di Beniamino, Giacobbe, pur riluttante, lasciò che portassero con sé il ragazzo. — Genesi 42:36–43:14.

      12, 13. (a) In che modo Giuseppe mise alla prova i suoi fratelli per capirne la disposizione di cuore? (b) Come l’esito della prova fornì a Giuseppe la base per mostrare misericordia?

      12 Quando Giuseppe vide che Beniamino era venuto assieme ai suoi fratelli, li invitò a casa sua, dove preparò per loro un banchetto. A Beniamino diede porzioni cinque volte maggiori di quelle provvedute a ciascuno degli altri. Giuseppe poi mise alla prova per un’ultima volta i suoi fratelli. Di nuovo restituì loro tutto il denaro mettendolo nei rispettivi sacchi, ma nella bocca di quello di Beniamino mise un particolare calice d’argento di sua proprietà. Dopo la loro partenza, Giuseppe mandò da loro il responsabile della sua casa ad accusarli di furto e a perquisire i loro sacchi per ritrovare il suo calice. Quando esso fu trovato nel sacco di Beniamino, i fratelli si strapparono i mantelli. Furono riportati dinanzi a Giuseppe. In modo commovente Giuda implorò misericordia e si offrì di diventare schiavo al posto di Beniamino perché il ragazzo potesse tornare dal padre. — Genesi 43:15–44:34.

      13 A questo punto, convintosi del cambiamento di cuore dei fratelli, Giuseppe non riuscì più a dominare le proprie emozioni. Dopo aver ordinato a tutti gli altri di andarsene dalla sua presenza, Giuseppe dichiarò: “Io sono Giuseppe vostro fratello, che voi vendeste in Egitto. Ma ora non vi addolorate e non vi adirate con voi stessi per avermi venduto qui; perché Dio mi ha mandato davanti a voi per la conservazione della vita . . . affinché abbiate sulla terra un rimanente e per mantenervi in vita mediante un grande scampo”. Disse poi ai suoi fratelli: “Salite presto da mio padre, e gli dovete dire: ‘. . . Scendi da me. Non tardare. E dovrai dimorare nel paese di Gosen, e . . . là di certo ti provvederò il sostentamento, poiché ci saranno altri cinque anni di carestia; affinché tu e la tua casa e tutto ciò che hai non siate ridotti in povertà’”. — Genesi 45:4-15.

      14. Quale gioiosa notizia fu portata a Giacobbe?

      14 Quando Faraone venne a sapere dei fratelli di Giuseppe, disse a quest’ultimo di mandare dal paese d’Egitto dei carri per portare suo padre e tutta la sua famiglia in Egitto, poiché sarebbe stata data loro la parte migliore del paese. Allorché udì tutto ciò che era accaduto, Giacobbe si rinfrancò ed esclamò: “Basta! Giuseppe mio figlio è ancora vivo! Ah, fammi andare a vederlo prima che io muoia!” — Genesi 45:16-28.

      Cibo spirituale in abbondanza

      15. A chi ci rivolgiamo ora per ottenere cibo spirituale, e come possiamo essere sicuri di riceverne in abbondanza?

      15 Cosa significa tutto ciò per noi oggi? Sempre consci del nostro bisogno spirituale, noi ci rivolgiamo a Colui che è molto più grande del benigno Faraone del tempo di Giuseppe. È il Sovrano Signore Geova a provvedere sostentamento e guida in mezzo ai giorni cupi che sta attraversando questo mondo affamato di verità biblica. Ci siamo dati da fare negli interessi del suo Regno, portando le nostre decime, per così dire, nel suo deposito. Con quanta generosità egli ci ha aperto “le cateratte dei cieli” versando una benedizione “finché non ci sia più bisogno”! — Malachia 3:10.

      16. (a) Qual è l’unico posto in cui oggi si può trovare il “cibo” che conserva in vita? (b) Che incremento ha avuto la semina di “grano” a favore dell’umanità affamata?

      16 Alla destra di Geova sta il suo Amministratore annonario, il glorificato Gesù che ora è intronizzato come Re. (Atti 2:34-36) Proprio come il popolo dovette vendersi in schiavitù per continuare a vivere, così tutti coloro che oggi vogliono continuare a vivere devono rivolgersi a Gesù, diventando suoi seguaci dedicati a Dio. (Luca 9:23, 24) Come Giacobbe mandò i suoi figli da Giuseppe per ottenere del cibo, così Geova indirizza gli esseri umani pentiti verso il suo diletto Figlio, Gesù Cristo. (Giovanni 6:44, 48-51) Gesù raduna i suoi seguaci in congregazioni paragonabili a città — attualmente oltre 52.000 in tutto il mondo — dove vengono nutriti con abbondante cibo spirituale e dove viene loro fornita una sovrabbondanza di “grano” quale “seme” da seminare nel campo. (Genesi 47:23, 24; Matteo 13:4-9, 18-23) Che operai volenterosi sono i testimoni di Geova! Sono in continuo aumento fra loro quelli che si rendono disponibili per compiere il servizio di pioniere a tempo pieno: durante un solo mese dell’anno scorso un massimo di 595.896 Testimoni hanno preso parte a questa privilegiata opera. Questo significa, in media, più di 11 pionieri per congregazione!

      17. Quale altro racconto profetico assomiglia a quello della riunione dei dieci fratellastri con Giuseppe?

      17 Va notato che tutt’e dieci i fratellastri di Giuseppe, ora pentiti degli atteggiamenti e delle azioni precedenti, si riunirono a lui in Egitto, che, con Sodoma, simboleggia il mondo in cui Gesù fu messo al palo. (Rivelazione 11:8) Questo ci fa ripensare al passo di Zaccaria 8:20-23, che culmina con la descrizione di “dieci uomini” che dicono: “Certamente verremo con voi”, vale a dire con l’unto popolo di Geova, un rimanente del quale presta ancora servizio qui sulla terra.

      18. Nel nostro tempo a cosa si può paragonare lo speciale favore mostrato a Beniamino?

      18 Ma che dire dell’unico fratello germano di Giuseppe, Beniamino, la cui difficoltosa nascita costò la vita alla moglie prediletta di Giacobbe, Rachele? Beniamino fu particolarmente favorito da Giuseppe, il quale senza dubbio si sentiva più intimamente legato a lui che era figlio della sua stessa madre. Con tutta probabilità fu per questo motivo che Beniamino ricevette una porzione cinque volte maggiore, quando tutt’e 12 i fratelli si riunirono per la prima volta al banchetto tenuto a casa di Giuseppe. Non è forse vero che Beniamino ben raffigura l’odierno rimanente dei Testimoni unti, i cui componenti ancora in vita sono stati quasi tutti radunati dalla parte del Signore a partire dal 1919? I componenti di questa classe di “Beniamino” hanno davvero ricevuto da Geova una porzione speciale, in quanto il Suo ‘spirito rende testimonianza col loro spirito’. (Romani 8:16) Anch’essi sono stati messi alla prova in relazione alla loro integrità mentre le “pecore” del Signore li hanno serviti. — Matteo 25:34-40.

      19. Che analogia si può notare fra il trasferimento delle famiglie israelite a Gosen e l’attuale radunamento del popolo di Dio?

      19 Va notato che, quando Faraone dispose di far trasferire Giacobbe e tutta la sua casa in Egitto, tutte le “anime” maschili che vi andarono a risiedere erano 70, un multiplo di 7 e di 10. (Genesi 46:26, 27) Nelle Scritture questi due numeri vengono usati in modo significativo: “7” spesso denota la completezza celeste e “10” quella terrena. (Rivelazione 1:4, 12, 16; 2:10; 17:12) Questo corrisponde alla situazione esistente oggi, quando possiamo aspettarci che Geova raduni nel suo “paese” — il paradiso spirituale del quale ora ci rallegriamo — anche l’ultimo componente della sua famiglia di Testimoni. (Confronta Efesini 1:10). “Geova conosce quelli che gli appartengono” e fin d’ora egli li fa risiedere “nel meglio del paese”, come lo era l’antica Gosen nel territorio dominato da Faraone. — Genesi 47:5, 6; 2 Timoteo 2:19.

      20. Nonostante l’odierna carestia spirituale, quali ragioni abbiamo di essere felici?

      20 Ai giorni di Giuseppe gli anni di carestia seguirono gli anni di abbondanza. Oggi i due periodi sono contemporanei. In contrasto con la carestia spirituale esistente nel paese che non gode del Suo favore, nel luogo in cui Geova viene adorato c’è abbondanza di cibo spirituale. (Isaia 25:6-9; Rivelazione 7:16, 17) Sì, anche se nella cristianità esiste, come predisse Amos, una carestia di udire le parole di Geova, dalla Gerusalemme celeste esce la parola di Geova. Come ne siamo felici! — Amos 8:11; Isaia 2:2, 3; 65:17, 18.

      21. (a) Quale grande privilegio abbiamo oggi? (b) Per che cosa dovremmo essere grati, e come possiamo esprimere il nostro ringraziamento?

      21 Oggi, sotto la guida del più grande Giuseppe, Gesù Cristo, abbiamo il grande privilegio di essere radunati in congregazioni paragonabili a città. Qui possiamo saziarci con abbondante e ricco cibo spirituale, come pure seminare i semi della verità e far conoscere la buona notizia secondo cui è possibile ottenere cibo spirituale. Lo facciamo per il bene di tutti quelli che accettano le condizioni e i provvedimenti amorevolmente stabiliti dal Governante sovrano, Geova. Come siamo grati al nostro Dio per averci donato il Figlio suo, il più grande Giuseppe, Colui che amministra saggiamente il cibo spirituale! Egli ha ricevuto da Geova l’incarico di essere Colui che conserva in vita durante questo tempo di carestia spirituale. Possa ognuno di noi mostrarsi diligente nel prestare sacro servizio seguendo il suo esempio e sotto la sua guida!

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